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| 28/10/2009 | Comunicato stampa |
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Presentato il rapporto Caritas-Migrantes: gli “stranieri” d’Italia sono 4 milioni e mezzo Gli articoli di commento da rassegna.it ed un articolo sulla situazione della casa in Toscana
Nel 2009 i migranti sono aumentati di mezzo milione, contro ogni previsione. Romeni, albanesi e marocchini i gruppi più consistenti. Aumentano minori e scolari, mentre nelle università sono ancora pochissimi. Irrilevante l’effetto degli sbarchi: l’1% I cittadini stranieri che risiedono regolarmente in Italia sono oltre quattro milioni. Quattro milioni e 330 mila persone, per l’esattezza. Che poi potrebbero diventare oltre quattro milioni e mezzo se si contassero anche le 300 mila persone tra badanti e colf regolarizzate a settembre. Il 7,2% della popolazione italiana. Uno straniero ogni 14 italiani. L’affluenza di stranieri nel 2008 è stata il doppio di quanto prevedeva l’Istat: circa 460 mila persone (+13,4%), tra ricongiungimenti familiari e uomini e donne in cerca di lavoro o in fuga da uno dei tanti inferni del mondo. Questo significa che mezzo milione di persone sono arrivate in Italia nonostante la crisi economica, la contrazione occupazionale, il pugno duro del governo Berlusconi e chissà quale altra sciagura. Questo significa, in sintesi, che non si sono fermati.
Il punto sul fenomeno migratorio lo possiamo fare grazie al tradizionale Dossier Caritas/Migrantes, giunto alla sua diciannovesima edizione e presentato oggi, 28 ottobre. Un voluminoso e prezioso Rapporto dal quale si evince, come si scriveva sopra, che "anche nello scenario di crisi economica e occupazionale, delineatosi alla fine del 2008 e rafforzatosi nel corso del 2009, l’immigrazione non ha arrestato la sua crescita". Forse anche perché – sottolineano i curatori del Rapporto – nonostante si ripeta "lo slogan di aiutare gli immigrati a casa loro, con l’intento di far passare per sagge politiche restrittive alle quali corrisponde il disimpegno sul piano degli aiuti", le promesse dei paesi avanzati non sono state mantenute. E molti paesi ricchi "in particolare l’Italia, sono ben lontani dal devolvere per lo sviluppo lo 0,7% del Prodotto interno lordo, stabilito come obiettivo minimo a livello internazionale".
Così i migranti continuano a… migrare. E con i soldi che inviano a casa mandano avanti le economie dei loro paesi d’origine. Come succede in Moldavia, dove un quarto del prodotto interno lordo è assicurato proprio dalle rimesse degli emigrati.
Le cifre sono faticose da leggere. Ma senza elencarle, il fenomeno non si capisce. E dunque – leggiamo nel Rapporto – "i cittadini stranieri residenti erano 2.670.514 nel 2005 e sono risultati 3.891.295 alla fine del 2008, ma si arriva a circa 4.330.000 includendo anche le presenze regolari non ancora registrate in anagrafe. Incidono, quindi, tra il 6,5% (residenti) e il 7,2% (totale presenze regolari) sull’intera popolazione; ma il dato arriva al 10% se si fa riferimento alla sola classe dei più giovani (minori e giovani fino ai 39 anni)".
Una progressione che mette l’Italia nella scia della Spagna (oltre 5 milioni) e non tanto distante dalla Germania (dove gli stranieri sono circa 7 milioni).
Il Rapporto avverte anche che "risulta fortemente attenuato il policentrismo delle provenienze, che per molti anni è stato una spiccata caratteristica dell’immigrazione italiana". Il che significa: meno gruppi nazionali, e più consistenti. "Le prime 5 collettività – si legge infatti nel Rapporto Caritas/Migrantes – superano la metà dell’intera presenza (800 mila romeni, 440 mila albanesi, 400 mila marocchini, 170 mila cinesi e 150 mila ucraini)".
A livello territoriale il Centro (25,1%) e il Meridione (12,8%) sono molto distanziati dal Nord quanto a numero di residenti stranieri (62,1%), così come il Lazio (11,6%) lo è dalla Lombardia (23,3%), tra l’altro preceduto, seppure di poco, dal Veneto (11,7%).
Nel 2008 gli occupati stranieri sono stati 200 mila in più, e un milione di loro è iscritto ai sindacati (vedi sotto l’approfondimento su immigrati e lavoro) La domanda di occupazione e l’evoluzione demografica spiegano la crescita degli stranieri, mentre il Rapporto sottolinea come gli sbarchi sulle nostre coste abbiano influito "in misura veramente minima", pari a meno dell’1% della presenza regolare. "Nel 2008 sono state 36.951 le persone sbarcate sulle coste italiane, 17.880 i rimpatri forzati, 10.539 gli stranieri transitati nei centri di identificazione ed espulsione e 6.358 quelli respinti alle frontiere. Non si tratta neppure di un cinquantesimo rispetto alla presenza di immigrati regolari in Italia – sottolineano i curatori del Rapporto -, eppure il contrasto dei flussi irregolari ha monopolizzato l’attenzione dell’opinione pubblica e le decisioni politiche; tanto più che il rapporto tra allontanati e intercettati è di 34 ogni 100 (il più basso dal 2004) e si registra una crescente confusione tra immigrati clandestini, irregolari, richiedenti asilo e persone aventi diritto alla protezione umanitaria".
Più di un quinto della popolazione straniera è costituito da minori (862.453), 5 punti percentuali in più rispetto a quanto avviene tra gli italiani (22% contro 16,7%). L’età media degli stranieri è di 31 anni, contro i 43 degli italiani. Tra i cittadini stranieri gli ultrasessantacinquenni sono solo il 2%. "L’immigrazione – sottolinea il Rapporto - è dunque anche una ricchezza demografica per la popolazione italiana, che va incontro al futuro con un tasso di invecchiamento accentuato; e lo è specialmente per i Comuni con meno di 5.000 abitanti, molti dei quali senza questo supporto sarebbero in prospettiva a rischio di spopolamento".
Gli alunni figli di genitori stranieri, nell’anno scolastico 2008/2009, sono saliti a 628.937 su un totale di 8.943.796 iscritti, per un’incidenza del 7%. L’incidenza più elevata si registra nelle scuole elementari (8,3%) e, a livello regionale, in Emilia Romagna e in Umbria, dove viene superato il 12%, mentre si scende al 2% al Sud e nelle Isole.
Caritas e Migrantes avvertono però che "si tratta di alunni stranieri per modo di dire, perché quasi 4 su 10 (37%) sono nati in Italia e di questo Paese si considerano cittadini; e il rapporto sale a ben 7 su 10 tra gli iscritti alla scuola dell’infanzia. Per costoro – sottolinea il Rapporto - la lingua, spesso invocata come motivo di separazione, non costituisce un ostacolo".
Molto diversa, invece, la situazione nelle università italiane, "a differenza di quanto avviene nelle scuole e anche a differenza di quanto si riscontra nei grandi Paesi europei": negli atenei d’Italia è straniero solo uno studente su 35.
In questo scenario – conclude il Rapporto – "l’Europa si conferma come l’area di maggiore presenza, ospitando circa un terzo del totale dei migranti. Nell’UE a 27 gli immigrati sono 38,1 milioni, con un’incidenza del 6,2% sui residenti: più di un terzo proviene da altri Stati membri (36,7%), ma ormai si rischia di considerare “stranieri” anche i comunitari, dei quali gli italiani costituiscono in diversi paesi una parte cospicua. L’immigrazione continua a essere uno dei temi caldi e gli organismi dell’Unione Europea si sono occupati in prevalenza del controllo dei flussi e dei rimpatri, mentre è rimasto in sordina l’obiettivo della convivenza nella diversità".
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19° Rapporto Caritas/Migrantes Gli immigrati e il mondo del lavoro, 200 mila in più nel 2008
Anche in un anno di crisi incipiente, come è stato il 2008, l’apporto degli immigrati è risultato così necessario da far aumentare il loro numero tra gli occupati di 200 mila unità…
Del resto, nel mercato occupazionale italiano l’internazionalizzazione è in corso da tempo e i lavoratori nati all’estero sono il 15,5% del totale. Tra di essi non mancano gli italiani di ritorno (a testimonianza degli oltre 4 milioni di emigrati italiani residenti all’estero), ma la stragrande maggioranza è costituita da lavoratori stranieri, il cui afflusso si è incrementato specialmente nell’ultimo decennio. I lavoratori stranieri in senso stretto sono quasi un decimo degli occupati e contribuiscono per una analoga quota alla creazione della ricchezza del Paese, come posto in risalto, rispettivamente, dalle indagini trimestrali dell’Istat sulla forza lavoro e dalle ricerche di Unioncamere. Come risaputo, i motivi di lavoro sono, insieme ai motivi familiari, quelli che attestano il carattere di insediamento stabile dell’immigrazione.
Si tratta di persone spesso inserite da molti anni sul posto di lavoro e che, superando difficili condizioni di partenza, oggi presentano queste caratteristiche: un tasso di attività di 11 punti più elevato rispetto alla media (73,3 vs 62,3); estrema motivazione a riuscire, per il fatto che per loro la migrazione rappresenta una scelta esistenziale forte; disponibilità a svolgere un’ampia gamma di lavori, da cui deriva anche la loro alta concentrazione nei settori meno appetibili per gli italiani; esposizione a maggiori condizioni di rischio sul lavoro (143.651 infortuni nel 2008, dei quali 176 mortali); scarso grado di gratificazione (soprattutto per via del mancato riconoscimento delle qualifiche e dell’inserimento in posti occupazionali di basso livello); necessità di sostenere i familiari rimasti in patria (ai quali nel 2008 hanno inviato 6,4 miliardi di € con le rimesse); sottoposizione ad atteggiamenti di diffidenza e, da ultimo, anche di ostilità, con ricorrenti atti di vero e proprio razzismo.
Di questi circa 2 milioni di lavoratori immigrati, quasi 1 milione si è iscritto ai sindacati, mostrando così la volontà di tutelare la dignità del proprio lavoro e prefigurando altresì quanto potrà avvenire nei circoli culturali, in quelli sportivi, negli uffici e in altre strutture aggregative a seguito della loro progressiva partecipazione. 1 milione sono anche, secondo stime, le donne immigrate che si prendono cura delle nostre famiglie. La regolarizzazione realizzatasi a settembre 2009 e chiusasi con 294.744 domande di assunzione di lavoratori non comunitari come collaboratori familiari o badanti (queste ultime pari a un terzo del totale), seppure tempestata di polemiche nella fase di approvazione, ha evidenziato ancora una volta la complementarità tra esigenze della popolazione italiana e disponibilità di quella immigrata; inoltre, con alcune ulteriori accortezze, il provvedimento avrebbe consentito l’emersione di un numero maggiore di persone, con benefici innegabili non solo per esse stesse e per le famiglie da assistere, ma anche per lo Stato: l’operazione ha fruttato, infatti, 154 milioni di euro in contributi arretrati e marche, mentre nel periodo 2010-2012 farà entrare nelle casse dell’Inps 1,3 miliardi di euro supplementari.
Anche il settore del lavoro imprenditoriale, nonostante le difficoltà della fase congiunturale, è riuscito a mantenere un certo dinamismo: attualmente si contano 187.466 cittadini stranieri titolari di impresa, in prevalenza a carattere artigiano, che garantiscono il lavoro a loro stessi e anche a diversi dipendenti (attorno ai 200 mila, secondo la stima riportata nel libro ImmigratImprenditori della Fondazione Ethnoland). Questo settore, tenendo anche conto dei soci e delle persone coinvolte in altri ruoli, movimenta mezzo milione di persone, un aspetto non trascurabile in un momento in cui l’economia ha bisogno di traino, tanto più che nel caso degli immigrati è stata finora realizzata solo la metà delle loro effettive potenzialità nel mondo dell’imprenditoria.
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19° Rapporto Caritas/Migrantes Migranti in Italia, focus sulla criminalità
Nel periodo 2001- 2005 l’aumento degli stranieri residenti è stato del 101% e l’aumento delle denunce presentate contro stranieri del 46%
Dei diversi approfondimenti condotti dal Dossier Caritas/Migrantes, i curatori segnalano quelli riguardanti il rapporto tra immigrazione e criminalità e quello sul loro apporto contributivo fiscale. Tra gli italiani intervistati di recente, 6 su 10 attribuiscono agli stranieri un tasso di criminalità più alto e, perciò, è necessario approfondire i dati statistici disponibili e rispondere in maniera argomentata a tre questioni: è quanto ha cercato di fare il dossier con l’agenzia "Redattore Sociale".
Prima questione: se l’aumento della criminalità sia dovuto in maniera più che proporzionale all’aumento della popolazione residente. La risposta è negativa. Nel periodo 2001- 2005 l’aumento degli stranieri residenti è stato del 101% e l’aumento delle denunce presentate contro stranieri del 46%. Alla stessa conclusione è giunta la Banca d’Italia in una ricerca imperniata sui dati relativi al periodo 1990-2003. Seconda questione: se gli stranieri regolari siano caratterizzati da un tasso di criminalità superiore a quello degli italiani. A prima vista sembrerebbe proprio così: nel 2005 l’incidenza degli stranieri sulla popolazione residente è stata del 4,5% e l’incidenza sulle denunce penali con autore noto del 23,7% (130.131 su 550.590). In realtà, solo nel 28,9% dei casi sono implicati stranieri legalmente presenti e ciò abbassa il loro tasso di criminalità, che scende ulteriormente ipotizzando che anche gli italiani che delinquono siano per il 92,5% concentrati tra i ventenni e i trentenni (come accade tra gli stranieri) e considerando che il confronto non tiene conto dei reati contro la normativa sull’immigrazione: alla fine, il tasso di criminalità risulta essere analogo per italiani e stranieri. Terza questione: se gli stranieri irregolari si caratterizzino per i loro comportamenti delittuosi. È vero che, in proporzione, sono più elevate le denunce a loro carico, da riferire in parte al loro stato di maggiore precarietà e in parte anche al loro coinvolgimento nelle spire della criminalità organizzata. Tuttavia, risulta infondata l’equiparazione tra irregolare e delinquente, come dimostra il fatto che la metà degli attuali quattro milioni di residenti sono stati irregolari, come lo erano, fino al mese di agosto 2009, le 300 mila collaboratrici familiari prima della domanda di emersione.
Il boom della criminalità era già avvenuto in Italia all’inizio degli anni ’90 e, rispetto ad allora, il livello delle denunce è rimasto lo stesso. Certamente anche gli immigrati possono delinquere e su questo bisogna vigilare, senza tuttavia trasformarli in un capro espiatorio del nostro disagio sociale. Sul piano economico i dati relativi al 2007 evidenziano, innanzi tutto, il consistente apporto degli immigrati all’economia italiana: si tratta, secondo Unioncamere, di 134 miliardi di euro, pari al 9,5% del prodotto interno lordo. I versamenti contributivi effettuati all’Inps sono stati stimati dal Dossier pari a oltre 7 miliardi di euro, dei quali oltre 2,4 miliardi pagati direttamente dai lavoratori stranieri e la restante quota dai datori di lavoro. Invece, la stima del gettito fiscale, includendo le tasse più rilevanti, è di oltre 3,2 miliardi di euro.
Ne deriva che, direttamente dalle buste paga dei lavoratori immigrati, provengono in totale 5,6 miliardi di euro (ma secondo la Cgia anche di più). Pur nella difficoltà di calcolare l’incidenza degli immigrati sulla spesa sociale, non mancano i tentativi in tal senso e la Banca d’Italia stima che agli immigrati vada il 2,5% di tutte le spese di istruzione, pensione, sanità e prestazioni di sostegno al reddito, all’incirca la metà di quello che assicurano in termini di gettito.
di Davide Orecchio, da rassegna.it
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Un articolo sul problema della casa in Toscana
Stranieri, la casa torna un miraggio La crisi economica e i mutui inarrivabili soffocano un mercato che fino al 2007 era in crescita
Crollano gli acquisti immobiliari residenziali degli immigrati in Toscana. Quest´anno, le compravendite si dovrebbero attestare sulle 7.200 unità immobiliari registrando, così, un calo del 34,5% rispetto al 2008 quando le case acquistate risultarono 11.000. E tutt´altro che positive, se non ripartirà il sistema del credito, che penalizza in particolare gli stranieri, le previsioni per il 2010. La stima di "Scenari Immobiliari" è di 5.500 transazioni che verrebbero concluse, un dato che vedrebbe dimezzato, in soli tre anni il numero degli scambi conclusi con gli acquirenti immigrati.
«La Toscana - spiega Mario Breglia presidente di Scenari Immobiliari - registra nel 2009 un deciso calo della domanda da parte delle categorie economicamente più deboli, compresi gli immigrati residenti. La particolare congiuntura economica e la difficoltà di accesso al mutuo hanno spostato una parte della potenziale domanda verso l´affitto o la convivenza di più famiglie nella stessa casa, in attesa di tempi migliori». Solo la provincia di Prato vede crescere l´incidenza degli scambi con immigrati sul totale delle compravendite residenziali, passando dal 15,5% del 2008 al 23% di quest´anno. Prato segna l´incidenza più elevata della regione e al momento di colloca in testa nella graduatoria nazionale. L´incidenza più bassa si rileva, invece, nella provincia di Firenze, con gli immigrati che ricoprono il 3% del mercato. Le altre province toscane si collocano tra il 4 e il 7%. Quest´anno, sarebbero circa 340 le compravendite con immigrati residenti nella provincia fiorentina evidenziando una flessione dell´8% rispetto al 2008. E´ un numero molto basso, soprattutto se rapportato al numero di immigrati residenti.
Si tratta di un mercato fortemente condizionato dai prezzi elevati e dalla carenza di immobili usati di livello economico, che tende a spostare la domanda verso le province di Prato e Pistoia, dove le quotazioni immobiliari sono più contenute è l´offerta più abbondante. Quest´anno si è accentuato lo spostamento degli acquisti verso la provincia fiorentina, interessata da quattro quinti delle transazioni. Gli scambi avvenuti nel capoluogo sono, soprattutto, localizzati in zone periferiche. Le zone più richieste si confermano Novoli e Rifredi. I comuni più interessati dagli acquisti di immigrati sono ancora Campi Bisenzio, Sesto Fiorentino e Scandicci. La spesa media stimata da Scenari Immobiliari per il 2009 per l´intera provincia fiorentina è di 120.000 euro. La superficie media è di 55-60 metri quadrati, la tipologia prevalente è un appartamento in edifici di vecchia edificazione. In molti casi necessitano di interventi di ristrutturazione. Per gli acquisti fuori città la dimensione media aumenta, portandosi attorno ai 70 metri quadrati.
Relativamente all´area geografica di provenienza, cresce ancora il peso dei nativi dell´est Europea, in prevalenza albanesi e rumeni: il 46,5% delle compravendite dell´anno in corso nella provincia fiorentina. Molto attivi anche i cinesi: al secondo posto con il 22% delle transazioni. Per i lavoratori immigrati Firenze e Prato rappresentano un unico grande mercato immobiliare. Rispetto a Firenze, Prato si caratterizza anche per un´elevata concentrazione degli acquisti nel capoluogo, oltre due terzi del totale. In provincia i comuni più interessati dagli scambi con immigrati sono Montemurlo e Carmignano. A Prato la forza del mercato è rappresentata dalla comunità cinese, che ricopre da sola il 38% delle transazioni con immigrati.
di Rosa Serrano, da la Repubblica- Firenze
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