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22/12/2009 | Comunicato stampa
 
Petraglia, SEL: “Dobbiamo concretizzare un nuovo modello di sviluppo per uscire dalla crisi”
Il Consiglio regionale approva il bilancio 2010. La sintesi dell’intervento di Alessia Petraglia

image Il bilancio 2010 sostanzialmente conferma le scelte fatte dal Dpef di luglio. Sono confermate le misure straordinarie anticrisi ma si prova anche a disegnare una prospettiva, un futuro per la Toscana. Ma non è per nulla semplice.
La crisi e i suoi effetti devastanti è destinata a durare ancora per molto e non sono incoraggianti i dati Irpet che danno una ripresa dell'economia toscana più lenta. E allora è necessario intervenire su più fronti perché per uscire dalla crisi è davvero necessario un altro modello di sviluppo: più coeso, più solidale, e con una forte responsabilizzazione di tutti i soggetti coinvolti dagli EELL, istituzioni, mondo delle imprese, piccole medie e grandi, delle parti sociali. L'elogio sulla stabilità lavorativa non può essere solo uno slogan comunicativo ma è l'unico modo concreto per dare sicurezza e certezze in una fase di grande crisi come questa e superare la precarietà sociale.
Sempre Irpet ci dice che la toscana è a rischio coesione sociale perché la crisi evidenzia le disuguaglianze e le differenze salariali...oggi troppi laureati sono insoddisfatti perché occupati con bassi profili e non adeguati salari.
Una crisi dura e lunga che non può essere sottovaluta nelle sue conseguenze a lungo e medio tempo.
Il bilancio 2010 prova dunque pur nelle difficoltà a coniugare emergenza e la necessità di delinear un futuro. Ed è un bilancio che deve fare i conti con la mancanza di adeguati trasferimenti nazionali perché ormai si sa, non è una novità, la crisi non è esistita, è stata un'invenzione della sinistra e ora siamo in ripresa.

Il ministro dell'economia, infatti, ha prima sottovalutato la crisi, ha poi varato misure insufficienti per contrastarla, ha rifiutato di estendere gli ammortizzatori sociali a chi ne era sprovvisto e di raddoppiare il tempo della loro efficacia, non ha riconosciuto ai lavoratori e alle lavoratrici “non stabili”(parliamo di quasi 3 milioni e mezzo di precari, giovani e donne, i più fragili di fronte alla crisi) né un paracadute di fronte alla repentina perdita del posto di lavoro, né sostegno al reddito una volta perso. Così come è stato permesso alle imprese che hanno goduto di finanziamenti pubblici e detrazioni fiscali di non bloccare i licenziamenti; e la frammentazione dei rapporti di lavoro in tante tipologie di lavori precari operata scientemente. Tutto questo accompagnato dalla personalizzazione dei diritti sociali, di cui parla il ministro Sacconi nel suo libro bianco, per porre fine all'universalità dei diritti sociali: un'altra strada attraverso cui alimentare anziché superare la precarietà sociale.

Bene dunque la conferma per il 2010 delle misure straordinarie a sostegno dei lavoratori non coperti da ammortizzatori sociali e le misure di sostegno al credito accompagnate da un miglioramento e semplificazione delle procedure di accesso. E bene anche il sostegno alle imprese Femminili. Tuttavia, lo scorso anno, in sede di discussione del bilancio 2009 abbiamo proposto e fu ripreso negli interventi finali della giunta, la necessità di introdurre specifiche misure per l'inserimento lavorativo delle donne e sopratutto misure specifiche a sostegno della maternità per le tante lavoratrici precarie, senza tutele ….abbiamo presentato una proposta di legge a riguardo.
Sempre nel dibattito del bilancio 2009 si parlò di misure a sostegno al reddito e tutti usammo termini diversi. Oggi, dinanzi alla triste constatazione che la crisi non terminerà purtroppo domani, dovremo prendere seriamente in considerazione come queste misure si stabilizzano e trovare maggiori risorse. Sono depositate due proposte di legge sul reddito minimo di garanzia, una di Sinistra Ecologia Libertà e un'altra di Rifondazione Comunista, e credo che ci siano le condizioni per lavorarci e approvarle. Altre regioni lo stanno facendo: il Lazio, ad esempio, ha previsto un finanziamento di 20 milioni di euro.

Bene la conferma dei finanziamenti per il fondo non autosufficienza per tutto il 2010, 2011, 2012, con risorse nostre senza ricorrere ad un aumento della tassazione regionale, lo abbiamo ribadito più volte è un modo concreto per effettuare una redistribuzione a sostegno delle famiglie in difficoltà. Ma siamo seriamente preoccupati della mancanza di finanziamenti nazionali che non troviamo nemmeno nella finanziaria in discussione in parlamento. E la riduzione delle risorse del fondo sociale nazionale sta mettendo in difficoltà gli enti locali per mancanza di risorse e di liquidità. E sono proprio i comuni i primi a dovere far fronte all'emergenza e alla drammatico aumento della povertà dei propri cittadini. Sono il front-office della crisi ma paradossalmente con risorse tagliate e diminuite. Bene dunque il sostegno ai comuni per gli affitti sociali e il finanziamento del piano straordinario per gli investimenti nell'edilizia sociale, ma rinunciare a una seria riforma dell'edilizia sociale, rinunciare all'approvazione della legge per veti incrociati, piuttosto che cercare soluzioni migliorative, è una scelta miope e che non condividiamo.


Così come consideriamo positivo la conferma dell'investimento sanitario e senza previsione di aumenti del ticket... ma questo non vuol dire che tutto procede per il meglio, anzi sarebbe necessario fare opportuni interventi di razionalizzazione delle spese, rafforzamento del personale per migliorare accoglienza e servizi, ridurre le liste d'attesa, chiarire meglio i rapporti tra pubblico e privato e tra chi sceglie regimi di intramoenia. Oggi curarsi costa e rafforzare la sanità e le prestazioni pubbliche,
vuol dire rispondere concretamente alla crisi. I dati del Censis sono allarmanti ma confermano l'aumento dello stato di povertà a fasce sociali sempre più ampio e la rinuncia a curarsi, con conseguenze altissime e costosissime per il ns sistema di welfare dei prossimi anni.

Ma troviamo in questo bilancio preoccupazioni sulla flessione delle entrate regionali di circa 15 milioni di euro al punto da dover limitare la riduzione o l'esenzione del bollo per le auto GPL solo a quelle immatricolate nel 2009.- Comprendiamo la necessità di liberare fondi per altre emergenze ma siamo perplessi che i tagli avvengano su incentivi alla sostenibilità ambientale…

Ma si segnala anche una minore incisività delle politiche di recupero dell'evasione fiscale al punto da prevedere la partecipazione dei Comuni all'accertamento dei tributi regionali in un quadro complessivo contro l'evasione fiscale. Per noi la lotta contro evasione fiscale è una priorità: giustizia sociale ed equità fiscale camminano insieme.
I dati della Guardia di finanza sull'evasione 2009 sono spaventosi: 30 miliardi di evasione nel 2009 in Italia. L'Italia, dunque è un paese di evasori e in periodo di crisi la lotta all’evasione può fornire risorse per gli ammortizzatori sociali...
La proroga dei termini dello scudo fiscale sino ad aprile non vuol dire come dice Tremonti fare la lotta ai paradisi fiscali ma piuttosto un maxi regalo ai grandi evasori fiscali, che possono comodamente mettersi in regola con il fisco nostrano, pagando una tassa del 5% (ora innalzata al 6 e al 7%), e con la totale garanzia di impunità.

Ci aspetteranno anni complicati e dovremo proseguire il lavoro intrapreso magari facendo scelte più incisive per rafforzare il ruolo e l'intervento pubblico, non siamo per niente appassionati ad una discussione sulla discontinuità, per noi sono prioritari interventi a tutela del lavoro, dell'ecoefficienza energetica, sostenibilità sociale e vivibilità e ambientale, ( ad esempio, è inutile parlare di riconversione verde dell'industria se non garantiamo ai cittadini toscani treni e trasporti pubblici efficienti, funzionanti e puliti).
E ancora tra le priorità: sostegno del sistema di welfare, a sostegno della formazione, istruzione, innovazione e ricerca, a sostegno di un sistema economico e produttivo toscano, compreso quello agricolo che è parte importante della nostra economia. Un sistema che va coinvolto nelle scelte, non nell’ottica di uno sbagliato e improbabile nuovo collateralismo, bensì in quella di una proficua collaborazione e responsabilizzazione seppur nella differenza dei ruoli.

Insomma concretizzare in scelte politiche “un nuovo modello di sviluppo”.







 
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